Un tribunale federale ha accettato il 25 marzo 2020 la domanda dei Sioux di Standing Rock di annullare il permesso federale per il controverso oleodotto Dakota Access Pipeline. La Corte ha stimato che il Corpo degli ingegneri dell’armata americana – confermando i permessi federali per l’oleodotto emessi nel 2016 – aveva violato il National Environmental Policy Act (legge sulla politica ambientale nazionale). Più precisamente, la Corte ha constatato come importanti questioni, legate all’impatto relativo alle perdite di petrolio e la probabilità che se queste si verifichino, resterebbero irrisolte.

Peresempio, la Corte ha criticato il Corpo per non aver risposto alle critiche di esperti dei Sioux di Standing Rock riguardanti la sua analisi, citando problemi quali il rischio di sversamento / perdita nel peggiori dei casi, la difficoltà di individuare delle perdite lente e di intervenire quando gli sversamenti avvengono in inverno. Così pure, la Corte ha osservato che la stima relativa alla sicurezza stilato dalla società capofila del DAPL, “non inspira fiducia”, stimando che questo bilancio avrebbe dovuto essere esaminato più attentamente.

La decisione della Corte si appoggia fortemente sulle analisi tecniche presentate dai direttori di agenzia e dagli esperti della Tribù dei Sioux di Standing Rock, citando a più riprese le loro prove secondo le quali il rischio di versamenti e le conseguenze prodotte, sarebbero più gravi di quelle che sono state riconosciute. Lo stop della Corte valida l’intenso lavoro che la Tribù ha fatto per diversi anni per fornire un contributo tecnico al procedimento di rinvio della ripresa dei lavori per la costruzione dell’oleodotto.
La Corte ha ordinato al Corpo di preparare una dichiarazione sull’impatto ambientale completo sull’oleodotto, che è ciò che la Tribù richiede fin dall’inizio della controversia. La Corte ha chiesto alle parti di presentare ulteriori informazioni sulla necessita di chiusura dell’oleodotto nel frattempo. “Dopo anni di impegno nella difesa della nostra acqua e della nostra terra, noi siamo felici dell’annuncio di questa vittoria giuridica significativa”, ha dichiarato Mike Faith, presidente della Tribù dei Sioux di Standing Rock. “E’ una lezione di umiltà vedere come le azioni che abbiamo intrapreso quattro anni fa per difendere il nostro territorio ancestrale continuano ad ispirare discussioni nazionali su come le nostre scelte influenzino lo status del pianeta. Può darsi che in seguito a questa decisione della Corte, il governo federale cominci a capire, iniziando ad ascoltarci quando esprimiamo le nostre preoccupazioni”.

Questa decisone convalida quello che la Tribù ha sempre affermato sui rischi di perdite di petrolio per gli abitanti di Standing Rock”, ha dichiarato l’avvocato di Earthjiustice, Jan Hasselman. L’amministrazione Obama aveva ragione quando decise di non concedere il permesso di continuare i lavori nel 2016, ed è la seconda volta che la Corte giudica che il governo ha infranto le leggi ambientali autorizzando questo oleodotto. Noi continueremo a mandare avanti le nostre azioni fino a quando il DAPL non sia fermato”.

Come ricorderanno i lettori di Tepee, nel Dicembre 2016, l’amministrazione Obama ha negato l’autorizzazione al DAPL di passare attraverso il fiume Missouri e ha ordinato uno studio sull’impatto ambientale completo per analizzare i tracciati alternativi dell’oleodotto e quanto questo progetto andava a scontrarsi con i diritti della Tribù conferiti in base al trattato. Eppure, dal secondo giorno del suo mandato, Mr. Trump ha annullato questa decisione, ordinando l’emissione del permesso. La costruzione diquesta parte dell’oleodotto è iniziata nel giungo 2017.

I Sioux di Standing Rock hanno contestato i permessi davanti ai tribunali e hanno vinto. La Corte ha allora deciso che l’analisi ambientale era stata insufficiente, poiché non teneva conto delle conseguenze per la Tribù, e ha ordinato al Corpo degli ingegneri dell’armata americana di ripresentarla. Tuttavia il giudice ha rifiutato di bloccare, nell’intervallo, i lavori per l’oleodotto. Il Corpo d’armata ha rifatto la propria analisi ambientale, ma ha essenzialmente escluso la Tribù dal processo di revisione, concludendo che la sua analisi precedente era sufficiente e niente si doveva cambiare. In risposta, Earthjustice e la Tribù sono ritornati davanti al tribunale. Nella richiesta di giudizio parziale depositata nell’agosto 2019, la Tribù ha chiesto di fermare l’oleodotto e di ordinare al Corpo di procedere ad una analisi ambientale completa.

I raduni massicci delle nazioni autoctone e dei loro alleati per difendere il territorio dei Sioux di Standing Rock contro il DAPL hanno attirato l’attenzione del mondo intero e hanno avuto una copertura mediatica internazionale; ciò ha contribuito a fare rinascere un movimento mondiale di resistenza autoctona contro i progetti relativi alla costruzione di infrastrutture legati alle energie fossili.

Per leggere la decisione della Corte: https://earthjustice.org/sites/default/files/files/standing-rock-sj.pdf

In: http://www.csia-nitassinan.org/spip.php?article1120
Abbiamo letto la notizia anche su The Nation e Internazionale del 3-4-2020.

Grazie ad Adele per la segnalazione e Armida per la traduzione.

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