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Leggiamo sul
Manifesto del 15 novembre 2003:
"Ecuador,
un delitto multinazionale"
di MARINA FORTI
È successo il 4 novembre a Coca, cittadina della provincia di Orellana, nella regione
orientale dell'Ecuador. Due persone si presentano da Angel Shingre, lo
portano fuori città con la scusa di vedere un terreno in vendita, gli
sparano quattro colpi e scappano. Un abitante della zona accorre e fa in
tempo a sentire le ultime parole di Angel: “Sono state le multinazionali
petrolifere, avvisa Medardo ed Ernesto di stare attenti”. Angel Shingre
infatti era un sindacalista ed ecologista, da vent'anni lavorava per la
difesa di quella regione amazzonica e dei diritti delle popolazioni
indigene che la abitano: Coca in particolare, e la vicina Sucumbios, sono
nella zona abitata dai trentamila nativi Huaorani che dieci anni fa
avevano fatto causa alla Texaco (ora ChevronTexaco) per aver versato oltre
700 miliardi di litri di rifiuti oleosi e greggio in fosse aperte,
inquinando al di là dell'immaginabile i terreni e i corsi d'acqua. Un
vero e proprio disastro ambientale. Dopo dieci anni di battaglie: il
processo a Texaco è cominciato proprio un paio di settimane fa a Lago
Agrio, cittadina di frontiera dell'Amazzonia ecuadoriana. Angel Shingre si
era battuto per questo esito.
Agricoltore e dirigente contadino, Angel Shingre era l'animatore di innumerevoli
iniziative, dalla “rete di monitoraggio ambientale dell'Amazzonia” a
comitati di persone danneggiate dalle attività petrolifere - collaborava
in questo con Accion Ecologica. Per tutto questo era un uomo noto -
ovviamente anche alle imprese petrolifere, per cui era una spina nel
fianco. Aveva ricevuto minacce. Negli ultimi giorni Angel era stato
seguito, durante le ultime riunioni tenute con le comunità huaorani.
Commentavano che aveva pochi giorni di vita, ha riferito il fratello
Medardo Shingre a Giuseppe De Marzo (dell'associazione A Sud, ecologia e
cooperazione): è lui a riferirci come sono andate le cose. Le ultime
riunioni Angel le aveva tenute nella zona di Pindo, dove operano le
compagnie Petrocol e Petrobell.
L'ultimissima, il giorno prima di essere ucciso, riguardava ancora la causa contro Texaco.
Certo la sua dedizione alla causa dava fastidio, e parecchio. Le numerose
organizzazioni ambientaliste e per la difesa dei diritti umani con cui
aveva collaborato chiedono ora di far luce su questa morte, trovare i
responsabili e chi li ha mandati: non ci vuol molto a capire che si tratta
di un modo di intimidire tutto il movimento di difesa dei diritti delle
popolazioni amazzoniche.
Dice De Marzo: “Angel non era uno disposto a mercanteggiare”. Nel 1998 fu detenuto
per alcuni giorni nel carcere di Coca con l'assurda accusa di aver
provocato uno versamento di petrolio nella sua stessa casa. In
quell'occasione “Francisco Revelo, funzionario di Petroecuador, andò a
casa di Angel a nome della sua impresa e delle multinazionali” in affari
nella zona: “gli offrì un milione di sucre, la vecchia moneta
ecuadoriana sostituita nel gennaio del 2000 dal dollaro - la
dollarizzazione imposta dal Fondo monetario internazionale - e gli disse
di scegliere tra i soldi e il carcere: Angel scelse il carcere. Due anni
dopo fu scagionato”. Molte volte era stato minacciato, questo ecologista
incorruttibile.
La sua morte colpisce tanto più perché l'omicidio politico non è molto diffuso in
Ecuador - a differenza di altri paesi latinoamericani. Un precedente
terribile. Un segno di quanto duro sia lo scontro in corso in quella
regione amazzonica: tra la compagnia Texaco e gli indigeni, tra tutte le
compagnie petrolifere e i movimenti che si sono opposti, ad esempio, al
nuovo oleodotto Ocp - proprio un mese fa a Lago Agrio si erano riunite
diverse organizzazioni ecuadoriane e internazionali per elaborare
strategie comuni.
Angel Shingre aveva 47 anni, dieci figli, l'undicesimo in arrivo. Dice Giuseppe de
Marzo: “Parlavano di lui come di un sasso nella scarpa, uno che dava
fastidio. Tolto lui però restano altri trentamila sassolini”.
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